20. Un vulcano a Predazzo
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Circa 232 milioni di anni fa l’area dolomitica divenne instabile
Si attivarono movimenti lungo fratture, piegamenti, scivolamenti e accavallamenti di masse rocciose che sconvolsero radicalmente la topografia sottomarina.
La progressiva verticalizzazione degli strati e le pieghe osservate lungo il sentiero risalgono a quei tempi.
Nell’area Predazzo-Monzoni si intruse in profondità una grande quantità di magma, che inarcò le rocce sovrastanti e fece emergere dal mare le piattaforme carbonatiche.
Quando il magma, con terrificanti esplosioni, riuscì a perforare la spessa coltre di rocce che lo ricopriva, vennero emesse imponenti quantità di prodotti vulcanici.
Nella zona di Predazzo si formò così un ampio e ripido cono vulcanico costituito da colate laviche intercalate a depositi di ceneri e lapilli (Fig. 1).
Durante l'attività eruttiva, l'edificio vulcanico collassò, e la sua parte sommitale, corrispondente al versante occidentale del M.Mulàt (Fig. 3) sprofondò, a più riprese, all'interno dell'edificio stesso (Fig. 2).
Il fenomeno causò la risalita e la cristallizzazione di magmi entro le fratture generatesi durante lo sprofondamento, dove si formarono i graniti e le monzoniti che affiorano nei dintorni di Predazzo.
Una piccola quantità di magma venne iniettata anche nelle rocce che oggi costituiscono il versante orientale del Dos Capèl.
Lungo il percorso non affiorano ma ne vediamo gli effetti: tutte le rocce comprese fra questo stop e il M. Agnello hanno subito una prolungata "cottura".

Fig.1 - Schema di uno strato-vulcano (vulcano caratterizzato da eruzioni miste effusive-esplosive).

Fig.2 - Ipotesi interpretativa del meccanismo che ha prodotto le intrusioni di monzonite e di granito

Fig.3 - Panoramica sul M.Mulàt
Colonna stratigrafica: Percorso del Sentiero geologico:
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